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domenica 19 gennaio 2020

Giornata mondiale dell'ansia sociale

Il 1 febbraio si terrà la giornata mondiale dell'ansia sociale (o fobia sociale). Colpisce quindici milioni di americani e il 7% della popolazione. Chi ne è affetto teme il giudizio altrui, stesso motivo per cui scrivo con uno pseudonimo. Ogni sociofobico è diverso. C'è chi non riesce a mangiare in pubblico, chi ha paura di essere visto.  Da Wikipedia: "La fobia sociale, detta anche socio fobia, o disturbo di ansia sociale, è la paura intensa e pervasiva di trovarsi in una particolare situazione sociale, o di eseguire un tipo di prestazione, che non sia, a chi ne è affetto, familiare, e da cui possa derivare la possibilità di subire un giudizio altrui".
Dell'iniziativa hanno parlato in una trasmissione televisiva su Rock tv.
Se volete condividere, ci fa assolutamente piacere. E' bene fare informazione e diffondere le conoscenze su questo disturbo.

sabato 18 gennaio 2020

L'estensione creativa del sé

Inauguriamo la collaborazione di Angela con una sua riflessione sulle illusioni che il nostro futuro sarà esattamente come lo immaginiamo noi.

L'illusione è sempre frutto di una pregressa fantasia, lavoro di immaginazione, in quanto, di per sé, estensione del momento presente. È sostanzialmente una protesi di noi stessi, che ci proiettiamo in un momento futuro e in una realtà assolutamente indefinibili, in parte causali, ma anche frutto di azioni e scelte che ancora non abbiamo compiuto, ma in questa autoillusione tutto è irrazionalmente assiomatico per noi.

Consideriamo già vere o false tutte le variabili future sulla base delle costanti presenti e della nostra abilità nel creare percorsi anticipatamente tracciati. Tutto è come vorremmo che sarà, mettendoci anche una buona parte di egosintonia, costruendo un mondo basato sui nostri bisogni da soddisfare, che in quel tempo futuro saranno obbligatoriamente aspettative esaudite.

Ci nutriamo dell'illusione in quanto, pur sapendo inconsciamente che potrebbe non verificarsi quello che ci aspettiamo, è necessario per orientarsi nell'attimo presente da vivere, per questo non la ritengo necessariamente una fuga dalla realtà, ma più una forma di aspettativa che diventa convinzione; senza di essa il futuro sarebbe solo una schermata grigia, un continuum di aut-aut, e non potremmo sapere quale corno del dilemma sceglieremo, e a cosa porterà.



Chiaramente non lo possiamo sapere nemmeno illudendoci o sognando, ma almeno diamo una vernice e un colore alla nostra vita futura, sia che divenga corrispondente ai nostri desideri, sia che non lo diventi.

L'importante è considerare sempre l'esistenza di condizioni aleatorie che possono impedire il verificarsi degli eventi. A quel punto subentra un'altra facoltà importantissima dell'uomo, l'adattabilità, quella che ci consente di far fronte a dinamiche del tutto impreviste, facendole diventare gestibili.

Nel momento in cui avviene la disillusione abbiamo sempre la capacità di sopravvivere in altri modi, trasformando a volte anche parti del nostro sé per poterci adattare a ciò che il futuro ci propone.

Questo è un ragionamento del tutto personale, non ho mai studiato né filosofia, né psicologia.

Angela

giovedì 16 gennaio 2020

Paura del destino

Tomas ci propone un'altra citazione di Carl Gustav Jung. Non mi sentirei di scrivere nemmeno queste pochissime righe di commento, perché davvero in questa citazione sta gran parte del dramma della vita di molti introversi e sociofobici, affamati di vita, ma incapaci di viverla appieno. Direi che in parte la causa è da rinvenire nella natura stessa dell'introversione (e tanto più della fobia sociale), ma in gran parte, e qui mi limito a parlare degli introversi, la scarsa comprensione della natura di questa "cosa" misteriosa che abbiamo dentro, che tutti sembrano disprezzare, chiude all'introverso la porta di molte esperienze che, in realtà, potrebbe benissimo fare. Altro cosa, credo, è quell'eterna esitazione che non ci permette di lanciarci nemmeno in acque tranquille, per paura di fallire. Non so se sia tipica degli introversi, ma mi ci ritrovo appieno, meno di un tempo, ma è comunque un tratto ancora molto presente in me.



La paura del destino è un fenomeno assai comprensibile, perché il destino è incalcolabile, incommensurabile, pieno di pericoli sconosciuti. L’eterna esitazione del nevrotico a lanciarsi nella vita è prontamente spiegata da questo desiderio di stare da parte per non essere coinvolto nella lotta pericolosa dell’esistenza. Ma chiunque rifiuti di fare esperienza della vita deve soffocare il proprio desiderio di vivere - in altre parole, deve commettere un parziale suicidio. 

Giacomo Tessaro

lunedì 13 gennaio 2020

Solitudine e isolamento

Inauguro la collaborazione di Tomas a questo blog riportando, su sua richiesta, un piccolo brano di un autore a noi molto caro, Carl Gustav Jung, autore fondamentale in una ricerca spirituale come la sua e la mia (di cui, a tempo debito, parleremo). Ecco dunque una citazione tratta dal Libro Rosso di Jung:

" [...] una certa solitudine e un certo isolamento sono le condizioni di vita indispensabili per il benessere nostro e degli altri, altrimenti non si può  essere sufficientemente se stessi."

È una verità che molti sociofobici e introversi non comprendono, non valorizzando quindi la solitudine e l'isolamento. La società ci spinge altrove, lontano dalle nostre vere spiagge, e i risultati di questo naufragio e di questa distorsione molti sociofobici e introversi, come me, l'hanno provato sulla propria pelle; pochi, però, forse aprono gli occhi a una verità lapalissiana come quella che ci propone Jung: la solitudine e l'isolamento, in certe dosi, per essere se stessi.



C'è chi si adatta a cose lontanissime dal proprio carattere, c'è chi apre gli occhi a semplici verità. A ognuno il suo. Non mi resta che augurare a ogni essere umano di ritrovare la sua meta nel mare di questo mondo.

Giacomo Tessaro

domenica 12 gennaio 2020

Continuiamo il viaggio

Come spesso capita, anche a blogger molto più attivi, solerti e famosi di me, questo blog è rimasto anche troppo tempo inattivo. Non che nel frattempo la mia vita si sia fermata, grazie al Divino: sono stato attivo più che mai, anche nella vita fuori dal Web, e anche di questo sono grato al Divino. Ne parlerò a tempo debito. Ho un progetto di rilancio di questo blog piuttosto ambizioso, e sto cercando di coinvolgere alcuni miei amici, come Tomas, che già mi sta suggerendo degli spunti da pubblicare.

Spesso in questo blog ho accennato (se mai sia possibile farlo) al Tao: e il Tao ho ricevuto, non leggendo un articolo, ma "nella vita reale", in un tempio di Roma. Anche di questo renderò conto, possibilmente assieme a un mio amico, "compagno di Tao", compagno nella Via e padrino di battesimo.

I tempi del Gruppo chiuso. Per persone chiuse, gestito da Mauro, sono ormai lontani, da tempo sono fuori senza rimpianti, ma grazie ad esso ho potuto conoscere gente che, a distanza di tre anni e mezzo, sento ancora, e altre persone di cui conservo un bel ricordo, pur essendosi perse. Anch'esse sono una traccia che mi ha lasciato il Divino.

Continuo quindi il viaggio, anzi, lo continuiamo, perché ora spero di essere, meno di prima, una voce che grida nel deserto.

Giacomo Tessaro 

domenica 4 novembre 2018

L'Infinito

Un lungo giro a piedi durante una domenica di ottobre. Una bella giornata, il sole abbastanza velato dalle nuvole, o piuttosto foschia, ma sembra quasi estate: le nuvole in cielo sembrano vapori di piena estate, esco senza problemi in bermuda.

Passo per una strada carrozzabile che corre, con molte curve, in mezzo a un bosco; è una strada quasi sempre deserta, perché conduce a un piccola frazione abbastanza isolata, senza altri collegamenti con altri centri abitati che quella strada e un sentiero, che in questa domenica ho intenzione di percorrere. Cammino guardando per terra, come mio solito, a tratti alzo la testa e osservo il muro di alberi alla mia destra; all’improvviso sento un campanile battere le due. Tra gli alberi alla mia destra intravedo la valle più in basso: da quel poco che intuisco, il sole si è fatto largo tra la foschia e la valle sembra brillare di un’estate fuori stagione. Non so che campanile abbia suonato: da altri punti imprecisati, altri campanili battono la stessa ora. All'improvviso sono trasportato molto indietro nel tempo, negli anni della mia infanzia, o poco più in là, quando sognavo paesi scintillanti sulle colline, città ridenti sotto il sole, una vita piena e bella, piena di avventure che mi avrebbero condotto alla felicità e bella perché vissuta nella serenità e nella gioia. Il tempo in quegli attimi è scomparso, e la sensazione di essere catapultato indietro in un’epoca in cui la speranza e l’ottimismo, pur molto minori rispetto ad oggi, avevano un sapore che oggi rimpiango, perché erano impregnati di ingenuità e spensieratezza, mi ha sopraffatto nella sua semplicità e nella sorpresa di cosa non cercata.

Mentre torno indietro, verso casa, alla fine della passeggiata, mi siedo su una panchina per riposare, su un piccolo spiazzo contornato da una chiesetta, alcune case e campi. È una delle mete preferite delle mie escursioni casalinghe. Contemplando i dintorni di quel luogo scorgo paesini adagiati sulle colline boscose, in lontananza: non sono nemmeno sicuro di che paesi si tratti. Un’altra sensazione molto forte mi prende l’animo: il tempo si ferma, non scorre più, gli orologi non hanno più senso, né lo scorrere delle stagioni: è un eterno pomeriggio, un'eterna stagione in cui non sai se è autunno o estate, un assaggio di eternità, sono un fuggevole assaggio, ma reale e concreto al mio spirito.

Dopo pochi minuti, il momento più difficile: prima o poi l’incanto si deve spezzare, non si può rimanere eternamente in estasi nell’eternità. Devo alzarmi e rientrare a casa, ma con nel cuore una goccia di Infinito.


Il sole pallido e velato
ma caldo
mentre sono per strada.
Battono le due
e la valle tutta
risuona di campane diverse,
ognuna con la sua voce.

Domenica in cammino,
una sterminata estate in ottobre.
La valle è mia,
mi appartiene fin dall’infanzia.

Cammino per strada e nel tempo
fino a che il tempo non si cancella.


Giacomo Tessaro

mercoledì 31 ottobre 2018

Tao

Immensa Via primigenia
portami lì dove i passi non servono più.

Valle oscura e profonda
come un grembo.

Non so se per raggiungerti
devo incamminarmi
oppure restare nella mia stanza.

Ma questo so:
che la meta che intravedo da lontano
in realtà è il luogo in cui sto.



Giacomo Tessaro