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sabato 29 febbraio 2020

EMERGENZA CLIMATICA!!

Pubblichiamo un appello giratoci da Tomas, attivo in vari gruppi di attivisti per la società e molto attento alle questioni ecologiche e climatiche.

Aumenta lo scioglimento dei ghiacci al Polo Sud, dove è stata registrata a Febbraio la temperatura record di 20,7 gradi.

In Antartide, dagli anni '80, la quantità di ghiaccio persa ogni anno si è moltiplicata per sei volte, ed in alcune sue zone la temperatura è aumentata di tre gradi negli ultimi 50 anni, come dichiara l'Organizzazione Metereologica Mondiale.

Sono urgenti misure drastiche a livello nazionale e mondiale per contrastare il cambiamento del clima, che potrebbe, o forse lo ha già fatto, innescare reazioni a catena di gravità incalcolabile.



Il nostro governo e le grandi potenze, le principali responsabili delle emissioni inquinanti, stanno facendo pochissimo in questo senso, mentre la crisi climatica peggiora rapidamente. Anche la COP25, la conferenza ONU sul clima, si è conclusa con un sostanziale nulla di fatto.

Chiediamo provvedimenti radicali per fermare questo disastro, prodotto da un sistema scellerato, finalizzato al profitto dei pochi privilegiati ai danni della grande maggioranza della popolazione e dell'ecosistema.

Anche in Italia la lotta all'inquinamento dovrebbe essere tra le priorità, oltre che per l'emergenza globale, perché la Pianura Padana è l'area più inquinata d'Europa, e per il livello delle emissioni nelle grandi città, come recentemente a Roma, per esempio.

Mobilitiamoci tutti/e per il futuro del pianeta e dell'umanità !!

Difendendo l'ambiente naturale difendi anche tutti gli esseri viventi !!

Tomas

domenica 15 aprile 2018

Via, per il mondo

Camminare, fare lunghe passeggiate, oppure uscire, prendere i mezzi pubblici e visitare un luogo nuovo è una delle cose che desidero di più, che più mi fanno sentire vivo e in pace, eppure è tutt’altro che facile uscire dalla mia tana sporca, mettermi le gambe in spalla e andare per il mondo. Se, durante le trasferte che faccio per abitudine, dedico un po’ di tempo a deviare dalla strada conosciuta per scoprire una via mai percorsa, una vista su un fiume, una chiesa che fino ad allora avevo sempre visto chiusa, quelli sono i momenti in cui mi sento davvero di stare al mondo, assieme ai momenti in cui riesco realmente a raccogliermi in me e pregare. E allora mi chiedo come la mia volontà abbia potuto rimanere bloccata tanto a lungo, mentre fuori era bel tempo.



Recentemente, pur detestando il luogo in cui vivo e continuando, sostanzialmente, a ritenerlo un luogo da cui ritirarsi il più possibile, ho cominciato ad avvertire il bisogno di esplorare angoli poco o per nulla a me noti, stradine secondarie (ovviamente lontane dal centro), frazioni conosciute solo di nome, prati ai margini delle strade principali, straducole difficili da notare quando ci si passa di fianco in auto. I luoghi che sto così scoprendo sono come la Lucia dei “Promessi sposi”: contadini, e di bellezza modesta, lontanissimi dalle grandi città da me così amate e dalla bellezza di certe regioni italiane, inondate di luce; luoghi spesso grigi e a volte aspri, ma capaci di infondermi pace nel cuore per via della loro (relativa, s’intende) lontananza dalle beghe e dalle banalità borgosesiane. Più distaccato sto dalla vita quotidiana di Borgosesia, meglio sto, ma per questo, ho ormai scoperto, non è necessario passare tutti i weekend a Milano, tanto meno fuggire in posti esotici, magari in un viaggio in solitaria: è sufficiente sapere dove dirigere i miei passi una volta uscito dalla mia tana sporca, magari con un amico che condivide le mie passioni e che si incarica di tenermi aggiornato su ciò che accade nel paesucolo, senza costringermi ad essere più che uno spettatore più lontano della Luna.

Camminare ossigena le idee, le rende più generose, e camminare in uno scenario campestre aggiunge serenità allo scorrere dei pensieri. Certo, i pensieri ossessivi mi vengono a fare visita anche mentre faccio questa ginnastica liberante, non si possono rimuovere come file inutili, non si possono buttare come carta straccia, purtroppo, ma il quotidiano sforzo, da cui non dovrebbe essere esente il camminare nella natura, rende più agevole questo ennesimo esercizio: tenere a bada i pensieri distruttivi.



Quando cammino, cerco un luogo, delle impressioni o piuttosto me stesso? Sono tre dimensioni inseparabili, perché il muoversi dona pensieri nuovi, impressioni fresche ed emozioni inedite, e inoltre, alla lunga, non si possono non scoprire nuove dimensioni al nostro interno, gettare luce su aspetti di noi stessi prima trascurati. Il tutto con i materiali che già abbiamo e senza dover rincorrere viaggi alla moda ed esigenze altrui: basta uscire dalla tana, gambe in spalla e via, per il mondo.

Giacomo Tessaro

giovedì 21 dicembre 2017

Il libro della Natura

Da qualche tempo ho cominciato a camminare in alcune frazioni del territorio in cui vivo. In precedenza, da cinque anni a questa parte, ho camminato molto (intendo, sempre nel territorio in cui vivo, tralasciando i miei viaggi) ma sempre sullo stesso tragitto, sulle orme della comunità metodista che entra ed esce ad intermittenza nella mia vita: il tragitto mi ha portato infinite volte nel Comune limitrofo, prima a casa di una delle sorelle della comunità, poi eventualmente, se qualcuno non mi portava in auto, fino alla chiesa, luogo d’incontro e di culto della piccolissima comunità, e in questo prolungamento il cammino quasi si raddoppiava di passi e di minuti. Ho cominciato questo percorso quasi per caso, quando ho ricominciato a frequentare la comunità, che prima però raggiungevo in automobile: avendola nel frattempo persa, quando ho sentito molto forte il bisogno di tornare al culto non ho fatto molti calcoli di convenienza: pur sapendo quanto fosse distante la chiesetta (saranno almeno 7 kilometri da casa mia) non ho esitato un attimo, quel pomeriggio di gennaio, a percorrere il tragitto a piedi, imbacuccato (ma meno male che amo il freddo e detesto l’estate) e felice per la comunità ritrovata; il mio unico cruccio è che probabilmente sarei arrivato in ritardo, visto che non sono molto capace di calcolare i tempi (calcolare mi confonde la mente e mi fa fare solo pasticci), ma quel giorno i miei calcoli erano giusti al pelo e arrivai giusto in tempo per il culto. Venni accolto con gioia e un po’ di stupore (anche se avevo annunciato la mia venuta), e il resto è la storia dei miei successivi tre anni e mezzo: due ore giuste di cammino almeno una volta alla settimana per andare a trovare Ofelia (una all’andata e una al ritorno), la sorella anziana della comunità che più mi si è affezionata, e spesso altri tre quarti d’ora per raggiungere la chiesetta, diciamo una volta al mese (perché spesso, come ho detto, qualcuno mi portava in macchina). Ora continuano le mie visite ad Ofelia, pur non frequentando più la chiesetta, ma è subentrata una certa stanchezza di quel percorso, che ora faccio perlopiù in autobus.



Temevo che questo cambiamento avrebbe influito sul pochissimo esercizio fisico che faccio, ed effettivamente per un certo periodo ho camminato pochissimo, ma ultimamente ho ripreso a camminare con una certa lena, trovando nuovi percorsi e nuovi stimoli, com’è giusto. Il mio allontanamento dalla comunità valdese e metodista mi ha certamente chiuso in me stesso, reso ancora più solipsista di prima, però mi ha fatto scoprire (o piuttosto recuperare da un fondo dell’anima, probabilmente comune al genere umano tutto) nuovi sentieri e nuove sensibilità spirituali; nuovi per me, ovviamente, dato che nuovi non sono affatto, bensì vecchi come il mondo, più vecchi ancora del genere umano. Il mio avvicinamento alla sensibilità neopagana mi ha fatto scoprire una spiritualità della Natura che non avevo prima d’allora mai “assaggiato”, io che sono capace di rimanere 12 ore di fila e anche più davanti a un computer, o seduto in poltrona, comunque al caldo confortevole di una stanza da letto, per quanto sporca e disordinata. Qualche giorno fa un’amica mi ha detto che, più approfondirò la conoscenza e l’intimità con la Natura, più essa mi cambierà e mi renderà migliore, donandomi numerosi benefici. Alla scuola della Natura credo di essere arrivato più o meno al secondo anno dell’asilo: le mie ultime passeggiate stanno tentando di ristabilire (o di stabilire quasi dal nulla) il mio legame con la Natura, ma i miei primi passi sono molto timidi e le mie conoscenze di animali, piante etc. estremamente limitate. Il fatto di vivere praticamente in campagna è un forte incentivo, ma al pensiero, forse non del tutto balzano, di dover gestire in futuro degli animali, un orto etc. (tutte cose lontanissime dal mio presente ma che potrebbero appunto far parte del mio futuro, delle alternative percorribili) ancora mi spaventa molto, pur essendo conscio che sarebbe la Via maestra per entrare veramente in contatto con la Natura e imparare da lei. Per ora sto leggendo molto a tema, cercando nel contempo di osservare il più possibile stagioni, animali, piante, alture, prati. Forse il mio vecchio sogno di abitare in una grande città lo dovrò abbandonare, ma non tanto questo mi spaventa, quanto la mancanza di vere radici campagnole, contadine.



Che fare? Per ora, semplicemente camminare, osservare, studiare, tentando di cambiare l’unica realtà che posso davvero modificare: me stesso. Nelle strade sporche di ghiaccio dell’inverno, nella lingua di una pecora che ti dà il benvenuto, nella chiesetta in cima a una collina, nella casa isolata con l’orto e il cane stanno certamente molti segreti, che fino a poco tempo fa nemmeno immaginavo. Anche questo è cammino, e dei più esaltanti.

Giacomo Tessaro