Un lungo giro a piedi durante una domenica di ottobre. Una bella giornata, il sole abbastanza velato dalle nuvole, o piuttosto foschia, ma sembra quasi estate: le nuvole in cielo sembrano vapori di piena estate, esco senza problemi in bermuda.
Passo per una strada carrozzabile che corre, con molte curve, in mezzo a un bosco; è una strada quasi sempre deserta, perché conduce a un piccola frazione abbastanza isolata, senza altri collegamenti con altri centri abitati che quella strada e un sentiero, che in questa domenica ho intenzione di percorrere. Cammino guardando per terra, come mio solito, a tratti alzo la testa e osservo il muro di alberi alla mia destra; all’improvviso sento un campanile battere le due. Tra gli alberi alla mia destra intravedo la valle più in basso: da quel poco che intuisco, il sole si è fatto largo tra la foschia e la valle sembra brillare di un’estate fuori stagione. Non so che campanile abbia suonato: da altri punti imprecisati, altri campanili battono la stessa ora. All'improvviso sono trasportato molto indietro nel tempo, negli anni della mia infanzia, o poco più in là, quando sognavo paesi scintillanti sulle colline, città ridenti sotto il sole, una vita piena e bella, piena di avventure che mi avrebbero condotto alla felicità e bella perché vissuta nella serenità e nella gioia. Il tempo in quegli attimi è scomparso, e la sensazione di essere catapultato indietro in un’epoca in cui la speranza e l’ottimismo, pur molto minori rispetto ad oggi, avevano un sapore che oggi rimpiango, perché erano impregnati di ingenuità e spensieratezza, mi ha sopraffatto nella sua semplicità e nella sorpresa di cosa non cercata.
Mentre torno indietro, verso casa, alla fine della passeggiata, mi siedo su una panchina per riposare, su un piccolo spiazzo contornato da una chiesetta, alcune case e campi. È una delle mete preferite delle mie escursioni casalinghe. Contemplando i dintorni di quel luogo scorgo paesini adagiati sulle colline boscose, in lontananza: non sono nemmeno sicuro di che paesi si tratti. Un’altra sensazione molto forte mi prende l’animo: il tempo si ferma, non scorre più, gli orologi non hanno più senso, né lo scorrere delle stagioni: è un eterno pomeriggio, un'eterna stagione in cui non sai se è autunno o estate, un assaggio di eternità, sono un fuggevole assaggio, ma reale e concreto al mio spirito.
Dopo pochi minuti, il momento più difficile: prima o poi l’incanto si deve spezzare, non si può rimanere eternamente in estasi nell’eternità. Devo alzarmi e rientrare a casa, ma con nel cuore una goccia di Infinito.
Il sole pallido e velato
ma caldo
mentre sono per strada.
Battono le due
e la valle tutta
risuona di campane diverse,
ognuna con la sua voce.
Domenica in cammino,
una sterminata estate in ottobre.
La valle è mia,
mi appartiene fin dall’infanzia.
Cammino per strada e nel tempo
fino a che il tempo non si cancella.
Giacomo Tessaro
Blog collegato al gruppo Facebook Un gruppo chiuso. Per persone chiuse e alla pagina Facebook Ansia sociale, fobia sociale, evitamento. Si parla di ansia sociale, fobia sociale, personalità evitante, timidezza, introversione ma anche di disturbi psicologici e psicologia in generale. Qualche divagazione di tanto in tanto su altri temi.
Pagina Facebook
Link
Visualizzazione post con etichetta camminare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta camminare. Mostra tutti i post
domenica 4 novembre 2018
domenica 15 aprile 2018
Via, per il mondo
Camminare, fare lunghe passeggiate, oppure uscire, prendere i mezzi pubblici e visitare un luogo nuovo è una delle cose che desidero di più, che più mi fanno sentire vivo e in pace, eppure è tutt’altro che facile uscire dalla mia tana sporca, mettermi le gambe in spalla e andare per il mondo. Se, durante le trasferte che faccio per abitudine, dedico un po’ di tempo a deviare dalla strada conosciuta per scoprire una via mai percorsa, una vista su un fiume, una chiesa che fino ad allora avevo sempre visto chiusa, quelli sono i momenti in cui mi sento davvero di stare al mondo, assieme ai momenti in cui riesco realmente a raccogliermi in me e pregare. E allora mi chiedo come la mia volontà abbia potuto rimanere bloccata tanto a lungo, mentre fuori era bel tempo.
Recentemente, pur detestando il luogo in cui vivo e continuando, sostanzialmente, a ritenerlo un luogo da cui ritirarsi il più possibile, ho cominciato ad avvertire il bisogno di esplorare angoli poco o per nulla a me noti, stradine secondarie (ovviamente lontane dal centro), frazioni conosciute solo di nome, prati ai margini delle strade principali, straducole difficili da notare quando ci si passa di fianco in auto. I luoghi che sto così scoprendo sono come la Lucia dei “Promessi sposi”: contadini, e di bellezza modesta, lontanissimi dalle grandi città da me così amate e dalla bellezza di certe regioni italiane, inondate di luce; luoghi spesso grigi e a volte aspri, ma capaci di infondermi pace nel cuore per via della loro (relativa, s’intende) lontananza dalle beghe e dalle banalità borgosesiane. Più distaccato sto dalla vita quotidiana di Borgosesia, meglio sto, ma per questo, ho ormai scoperto, non è necessario passare tutti i weekend a Milano, tanto meno fuggire in posti esotici, magari in un viaggio in solitaria: è sufficiente sapere dove dirigere i miei passi una volta uscito dalla mia tana sporca, magari con un amico che condivide le mie passioni e che si incarica di tenermi aggiornato su ciò che accade nel paesucolo, senza costringermi ad essere più che uno spettatore più lontano della Luna.
Camminare ossigena le idee, le rende più generose, e camminare in uno scenario campestre aggiunge serenità allo scorrere dei pensieri. Certo, i pensieri ossessivi mi vengono a fare visita anche mentre faccio questa ginnastica liberante, non si possono rimuovere come file inutili, non si possono buttare come carta straccia, purtroppo, ma il quotidiano sforzo, da cui non dovrebbe essere esente il camminare nella natura, rende più agevole questo ennesimo esercizio: tenere a bada i pensieri distruttivi.
Quando cammino, cerco un luogo, delle impressioni o piuttosto me stesso? Sono tre dimensioni inseparabili, perché il muoversi dona pensieri nuovi, impressioni fresche ed emozioni inedite, e inoltre, alla lunga, non si possono non scoprire nuove dimensioni al nostro interno, gettare luce su aspetti di noi stessi prima trascurati. Il tutto con i materiali che già abbiamo e senza dover rincorrere viaggi alla moda ed esigenze altrui: basta uscire dalla tana, gambe in spalla e via, per il mondo.
Giacomo Tessaro
Recentemente, pur detestando il luogo in cui vivo e continuando, sostanzialmente, a ritenerlo un luogo da cui ritirarsi il più possibile, ho cominciato ad avvertire il bisogno di esplorare angoli poco o per nulla a me noti, stradine secondarie (ovviamente lontane dal centro), frazioni conosciute solo di nome, prati ai margini delle strade principali, straducole difficili da notare quando ci si passa di fianco in auto. I luoghi che sto così scoprendo sono come la Lucia dei “Promessi sposi”: contadini, e di bellezza modesta, lontanissimi dalle grandi città da me così amate e dalla bellezza di certe regioni italiane, inondate di luce; luoghi spesso grigi e a volte aspri, ma capaci di infondermi pace nel cuore per via della loro (relativa, s’intende) lontananza dalle beghe e dalle banalità borgosesiane. Più distaccato sto dalla vita quotidiana di Borgosesia, meglio sto, ma per questo, ho ormai scoperto, non è necessario passare tutti i weekend a Milano, tanto meno fuggire in posti esotici, magari in un viaggio in solitaria: è sufficiente sapere dove dirigere i miei passi una volta uscito dalla mia tana sporca, magari con un amico che condivide le mie passioni e che si incarica di tenermi aggiornato su ciò che accade nel paesucolo, senza costringermi ad essere più che uno spettatore più lontano della Luna.
Camminare ossigena le idee, le rende più generose, e camminare in uno scenario campestre aggiunge serenità allo scorrere dei pensieri. Certo, i pensieri ossessivi mi vengono a fare visita anche mentre faccio questa ginnastica liberante, non si possono rimuovere come file inutili, non si possono buttare come carta straccia, purtroppo, ma il quotidiano sforzo, da cui non dovrebbe essere esente il camminare nella natura, rende più agevole questo ennesimo esercizio: tenere a bada i pensieri distruttivi.
Quando cammino, cerco un luogo, delle impressioni o piuttosto me stesso? Sono tre dimensioni inseparabili, perché il muoversi dona pensieri nuovi, impressioni fresche ed emozioni inedite, e inoltre, alla lunga, non si possono non scoprire nuove dimensioni al nostro interno, gettare luce su aspetti di noi stessi prima trascurati. Il tutto con i materiali che già abbiamo e senza dover rincorrere viaggi alla moda ed esigenze altrui: basta uscire dalla tana, gambe in spalla e via, per il mondo.
Giacomo Tessaro
Iscriviti a:
Post (Atom)

